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Cioccolata e Fantastici

Nei giorni scorsi sono andato al cinema due volte. La prima con gran desiderio e aspettative per vedere “La fabbrica di cioccolata” di Tim Burton, la seconda, tanto per stare con gli amici e senza nessuna particolare impressione, per vedere “I fantastici 4”.
Vi parlerò di questi due film, tenendomi il piatto più succulento per la fine del pasto, come si addice a un dessert di gran classe.
“I fantastici quattro” sono andato a vederlo volentieri, più per curiosità che altro, dato che da molte parti non ne avevo letto molto bene… anzi. Infatti la mano del regista novellino si vede (o meglio, non si vede), gli effetti speciali non mancano e la trama è bel lontana da quello a cui eravamo stati abituati dai precedenti Spiderman o Hulk: manca infatti ogni forma di introspezione psicologica sui 4 neo-supereroi che si lasciano scorrere addosso gli eventi senza farsi troppe domande. Il massimo della “riflessione” si ha in un paio di scene in cui discutono sul da farsi.. su quanto essere divi o meno, sul merchandising da produrre… discussioni a cui pone fine “la Cosa” con un plateale impacchettamento di Porsche. Andate a vederlo se volete passare una serata di semplice intrattenimento senza pretese.

Ma se proprio volete andare al cinema (ora viene il bello) e volete considerare quei 7 euro del biglietto come un investimento (culturale, ovvio) e non una spesa, allora vi consiglio con il cuore in mano di andare a vedere “La fabbrica di cioccolato”, ovvero il nuovo lungometraggio del grande Tim Burton.

Si tratta della seconda trasposizione in pellicola del romanzo di Roald Dahl che in originale si chiama “Charlie and the chocolate factory”. Dico seconda perché nel 1971 Mel Stuart ne fece un primo adattamento con il bravissimo Gene Wilder nei panni di Willy Wonka.
Ma quel film, per quanto amato e diventato un classico a tutti gli effetti (che merita di esser visto) non piacque per nulla all’autore del romanzo (il signor Dahl di cui sopra) il quale non ne ha mai parlato bene.
Oggi arriva Tim Burton e ci vuol mettere lo zampino, col desiderio di realizzare una trasposizione fedele al libro, e ci riesce dato che lui, al contrario di Stuart, ha avuto il consenso e l’appoggio degli eredi di Dahl.
Gene Wilder stesso, prima molto critico a questa operazione da lui giudicata meramente commerciale, dopo aver visto questo film ha esultato e non si è risparmiato nei complimenti, soprattutto verso il suo alter-ego, l’attuale W. Wonka, ovvero Johnny Depp.
Già, la coppia Depp-Burton si riforma per l’ennesima volta, la quarta (già in arrivo la quinta), e i risultati sono molto convincenti, per non dire meravigliosi.
Il film è una favola bellissima, colorata, immaginifica, pennellata con tinte molto varie, a volte amare, poi grottesche, tragiche e comiche, nel pieno stile di Burton. Lo stile è quello suo, e su questo nessuno può sollevare nessun dubbio (vedi la scena delel marionette all’ingresso della fabbrica).
Burton riesce ancora a tirar fuori da Depp, ormai suo feticcio, il meglio, un’interpretazione carica di ambiguità e stile, professionalità e grande libertà creativa. Il “Wonka” di Depp è molto lontano da quello di Wilder, ma più vicino a quello descritto dalla penna di Dahl, un Wonka che ha subito dei traumi da bambino e che forse adesso cerca la sua vendetta.. ma dove invece ritrova la sua umanità perduta nei lunghi anni passati in solitudine della sua fabbrica-giocattolo-lunapark.
Alcuni hanno azzardato una somiglianza tra questo Wonka e Michael Jackson e forse non sbagliano, soprattuto laddove guardiamo a Jacko come colui che si è rinchiuso nella sua Neverland (fattoria-lunapark costruita ad hoc) per non abbandonare il bambino che è in lui, per perdere il contatto con il mondo esterno, per fuggire dalla realtà.
Del film ho paura a descrivere troppo per non sciupare la sorpresa a chi non l’ha visto, tuttavia avrete di che far gioire i vostri occhi, grazie alle scenografie, alla stupenda fotografia e ai bei costumi della connazionale Pescucci; e gioiranno ancor di più le orecchie con la bellissima colonna sonora scritta e parzialmente interpretata da Danny Elfman, un altro feticcio Burtoniano.
Vedetelo, poi ne riparliamo.. intanto il box office (strano per Burton) paga.. negli usa abbiamo la fabbrica a oltre 200 milioni, contro i 150 dei fantastici.

Ah.. dimenticavo.. tutti pronti per “La sposa cadavere” adesso!

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