Home » Archivio » Approdo allo Still-life

Approdo allo Still-life

Di recente, leggendo alcuni interessanti contributi in un forum di fotografia, ho scoperto un mondo affascinante e finora a me sconosciuto: quello dello still-life.
La fotografia still-life, per alcuni nota come “natura morta”, consiste nel fotografare oggetti inanimati, ed è quella che trova maggiormente applicazione nella pubblicità, nella creazione di cataloghi o presentazioni commerciali.
Spesso si fotografa infatti un solo oggetto-soggetto inserito a volte in un contesto (più o meno reale) altre volte ripreso invece da solo immerso in un fondo monocromatico.
La cosa affascinante di questo tipo di fotografia è che non è per nulla così semplice come si pensa.
La foto di una bottiglia all’interno di una pubblicità,ad esempio, non è per nulla “solo” la foto di una bottiglia, ma molto di più: quel “di più” consiste in una lunghissima fase di progetto e costruzione della foto che i conclude solo nell’ultima parte con lo scatto della foto stessa.
Progetto e costruzione del “set” innanzitutto, ovvero dell’ambiente in cui è collocato il soggetto, caratterizzato dalle sue luci e ombre tutte perfettamente studiate e calibrate per generare l’effetto voluto.
Progetto e costruzione del soggetto, per farlo apparire al meglio, per far sì che ci possa comunicare tutta la sua “anima, per renderlo fotogenico.

Sì, perché lo scopo principale della fotografia still-life non è quello di fotografare la realtà, ma bensì l’idea che noi abbiamo di realtà.
La foto della bottiglia di cui sopra, non è la foto di “una” bottiglia, ma “della” bottiglia, ovvero dell’idea di bottiglia che abbiamo in mente.
Scrive nel forum l’utente Ludofox, professionista esperto in still-life:

Lo Still Life è molto concettuale, occorre spesso fare un ragionamento che provo a sintetizzare con un esempio: Quando si pensa ad un cavallo, non si ha nella mente l’immagine di un cavallo baio o bianco, o di qualche razza particolare.
Nella nostra mente si forma un’immagine della “media” dei cavalli. Abbiamo
fatto una sintesi del concetto. Abbiamo pensato al “concetto di cavallo”.

E ancora:

Nello Still Life (parliamo in generale naturalmente), l’intento è quello di fotografare l’anima dell’oggetto che diviene soggetto.

Il bello di questa tecnica quindi sta nella progettazione, che spesso porta a costruire lo scatto ancor prima di averlo scattato, con pazienza e inventiva; avremo quindi foto apparentemente semplici (una bottiglia) che sono frutto dell’abile fusione di molteplici scatti (uno per la bottiglia, uno per l’ombra, uno per l’etichetta, uno per il tappo, ecc..).

Avremo foto di appetitosi cibi che avvelenerebbero che li mangiasse, dato che di appetitoso hanno solo l’aspetto, costruito ad hoc ricorrendo all’uso di materiali tutt’altro che commestibili.

Un tipo di fotografia insomma, che ricorda a mio avviso per certi versi la pittura, dato che permette al fotografo di “costruire” l’immagine finale che vorrà ottenere, come fa appunto un pittore prima di iniziare a mettere i colori sulla tela.

Affascinato da tutto questo, ho iniziato a progettare i miei primi scatti inanimati, con risultati lontani dalla perfezione, ma tuttavia per me soddisfacenti. Li trovate qui , inseriti in questo post.
Sono 2 foto scattate in casa, all’interno in un “set” allestito con i mezzi che si possono trovare in cucina, o in camera da letto…

Ma se volete vedere cosa si intende per still-life fatat sul serio, vi consiglio questo link:
www.ludovicofossa.it

1 commento su “Approdo allo Still-life”

  1. Caro Alexandros, come sai bene quando si parla di oggetti inanimati non sono mai molto interessato. Lo sai che le foto mi piace farle alle persone e non agli oggetti :-)))
    Però una riflessione voglio farla su quanto scrivi, perchè tocca un ambito che c’entra molto con i miei studi. L’esempio che riporti fatto dall’utente di nome Ludofox tocca una delle questioni aperte piu attuali per gli psicologi che si occupano di percezione e di memoria. Brevemente: quando noi
    percepiamo un qualsiasi oggetto, come ad esempio la bottiglia di cui parli, il nostro cervello e la nostra mente mettono in atto una serie di processi molto complessi che prendono il nome di “Sistema stadiale gerarchico interattivo della percezione”. Ad esempio quando noi percepiamo una semplice
    bottiglia il nostro cervello e la nostra mente fanno in modo molto rapido un’analisi delle caratteristiche fisiche dell’oggetto (ad esempio delle
    lunghezze d’onda del colore, delle frequenze spaziali ovvero delle
    variazioni periodiche nello spazio del livello di luminanza misurate in cicli/grado di angolo visivo), dopodichè proseguono dando una configurazione unitaria a tutte queste caratteristiche secondo le leggi dell’unificazione della forma e della differenziazione figura-sfondo studiate dalla Gestalt e arrivano a darci una RAPPRESENTAZIONE PERCETTIVA. A questo punto però è necessario per noi dare un SIGNIFICATO a questa rappresentazione (devo realizzare che ciò che vedo è una bottiglia) e per farlo è necessario un
    MATCHING, ovvero un confronto della rappresentazione percettiva con la traccia mnestica. Se non avviene questo io vedo un oggetto ma non so che cos’è, non so dargli un nome, perchè non ho ricordo di averlo mai visto prima. Questo apre degli interrogativi molto attuali: “Come è depositata la
    traccia in memoria? Qual’è il formato della rappresentazione mentale? Come avviene il matching?” Ci sono davvero molte teorie al riguardo, tra cui una
    denominata “Teoria del Prototipo”, del 1992, che fa capo ad una psicologa che si chiama A. Treisman e che è proprio quella di cui parla il Ludofox che citi…. Per questo mi ha incuriosito. Come mai Ludofox cita proprio quella
    e non le altre? Tutto sommato il punto di arrivo attuale tiene conto solo in parte della teoria della Treisman…. Però se lui è un esperto di tutto ciò e la conosce magari lo dirà a ragion veduta, la Treisman o la studi apposta o di sicuro non te la ritrovi come Freud nella vita quotidiana… Chissa, magari potresti chiederglielo :-)) Vedi? Magari come psicologo mi toccherà
    lavorare per qualche ditta che fotografa oggetti immobili inanimatissimi.
    Ommioddio sarebbe un dramma 🙁 A me fotografare la genteeeeee

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *